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Gli ultimi saranno i primi?

14 dicembre 2010
M. Pioltelli, Ma è possibile sentire il dolore, capire la sofferenza a 4 anni?, 2008

Tanto tempo che non scrivo, e poi 2 post in 2 giorni: va così.
Oggi, a 3 anni di distanza di quello che alcuni si ostinano a chiamare “incidente”, arrivano le richieste di condanna per gli imputati del processo Thyssenkrupp: in complesso 79 anni e 6 mesi di carcere. La notizia è stata data tra l’ultimo aggiornamento sui poliziotti feriti durante gli scontri a Roma (incomprensibili, vero?) e il servizio su come si festeggia il Natale nel resto del mondo…














Bhe, nel piccolo-enorme che riguarda l’arte, la fotografia ha da sempre descritto, rappresentato, sbattuto in faccia al potere e ai benpensanti come davvero vive il popolo. Basta citare Lewis Hine, fotografo dei primi del 900, che ha ritratto i bambini lavoratori nelle fabbriche statunitensi e gli operai impiegati, in condizioni di sicurezza estremamente precarie, nella costruzione dell’Empire State Building.

L. Hine, Mill Girl, 1908







Oggi c’è lui, Matteo Pioltelli, ce ne sono tanti, ma quando guardo le sue foto e leggo le dida capisco che capisce. E tanto mi basta. Nei suoi lavori, si vedono operai, precari, persone qualunque, che prendono il tram, timbrano il cartellino, si sparano 8 ore e si mangiano il pranzo portato da casa, cucinato da mogli che si svegliano prima di loro e che hanno una vita simile alla loro. E poi vanno in pensione e cercano di sopravvivere e li trovi fermi ai marciapiedi che guardano i cantieri. E quasi nessuno di loro si rende conto che ha lavorato 40 anni a un centimetro dal crollo, dalla fuga di gas, dal perdere una mano in una macchina. E alcuni invece se ne sono resi conto e non possono raccontarlo.Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino, Antonio Schiavone: 7 che se ne sono resi conto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Solo silenzio e rispetto.

M. Pioltelli, Verrà il destino e avrà le sue vesti, 2009

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From → Penso

7 commenti
  1. Matteo permalink

    Che dirti cara Anna, tocchi un tema a me caro, che ho vissuto sulla mia pelle in giovane età.
    La vita di fabbrica, i ritmi, tutte quelle piccole e grandi azioni che si ripetono quotidianamente, la voglia di non farsi sopraffare e di alzare la testa che si contrappone al fatto di non poter rischiare di perdere il posto di lavoro perchè non ci son scazzi, s'ha da laurà.
    Mi piace descrivi gli “ultimi”, le persone cosidette normali, chi sta al margine di un sistema che però contribuisce ad alimentare girando la propria personalissima rotellina del grande ingranaggio. La vita, quella vera, è per strada, nelle piccole case abitate da grandi cuori, nei vecchi mestieri, nei vecchi negozi, sugli autobus e metrò stipati, nella periferia si vive in centro si appare, che è ben diverso.

    Grazie per l'ulteriore citazione Anna!

  2. Che bel post!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!! 😀

  3. bello, dovevo scriverlo.

  4. Esco fuori tema scrivendoti semplicemente un grazie?
    E per dirti che sì, lo seguo il tuo blog. Con molto, molto piacere 🙂

  5. Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  6. Grazie a tutti, Matteo è veramente qualcuno che ha qualcosa da dire, ascoltatelo, aiuta a crescere:

    http://matteopioltelli.eu/

    http://laboratorio35.tumblr.com/

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  1. Progetto Arbus | Anna Mola

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