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After the break

15 febbraio 2011
A. Bronkhorst, Mask Week – cup of rosie lee

Così i presentatori dei seguitissimi quiz americani tengono il pubblico incollato al televisore, pronunciando questa espressione guardando dritto in camera, come se al ritorno si svelasse l’assassino e la gente… ritorna.
La pubblicità mi diverte, in generale, la trovo più sfacciata, più “onesta” del marketing. Il secondo ragiona nel senso: “non ti piace? sei un perdente”, la prima per lo meno ha il coraggio di dire “non ti piace? va bè, mi pagano per dire che è migliore di altro, che ci posso fare?”. 

Nelle pubblicità, gli oggetti, anzi scusate, i prodotti sembrano enormi e se ne usano quantità industriali. Le persone sono sempre vestite bene, anche per lavarsi i denti o pulire per terra, indossano abiti classici, dai torni pastello che fanno pendant con la tappezzeria o il pavimento (a seconda). Nelle pubblicità le donne o sono oche o sono domestiche o sono mamme perfette (più che altro perfettamente finte) o sono vacche oppure sono stronze. Quelli che mi fanno più ridere sono gli spot dove “l’esperto” conferma che il prodotto è “certificato e garantito” dall’“associazione che certifica e garantisce i prodotti buoni e ha un nome impronunciabile”. Mi immagino l’agenzia mentre si scervella: “dobbiamo trovare un attore, ma abbastanza sfigato per essere credibile come odontotecnico, ginecologa, ecc.”
Molti fotografi hanno illustrato questo tema, fotografando cartelloni pubblicitari a fianco dei quali camminano passanti distratti o attratti, lontani o desiderosi di essere “dentro” quelle fotografie; certo sono interessanti, ma dopo un po’ mi annoiano queste immagini e non era questo che stavo cercando. Ho deciso invece di parlare di Adam Bronkhorst e ora spiego perché. Io penso che Adam abbia uno stile per certi aspetti molto “pubblicitario”: l’immagine senza ombre, leccatissima, lucidissima, i colori sgargianti, però usi questo stile per creare un mondo ironico, sarcastico forse proprio nei confronti degli spot. È un ribaltamento dei ruoli che nelle pubblicità sono ferrei: l’uomo non è per forza micio o macho – in questo foto è più che altro un po’ cretino – i sorrisi sono “troppo” sgargianti, i cibi “troppo” perfetti; i cliché sono a tal punto esasperati, è tutto talmente irreale e artefatto da risultare a suo modo genuino e terribilmente divertente. Dedico questo post alla ragazza che è passata ieri in motorino nel sottopasso tra via Schievano e viale Cassala, Milano, urlando a squarciagola: “Io devo andare a lavorareeeee, non ho tempo da perdere e mi dà fastidiooooo!!!!!”: una delle poche cose che mi ha fatto sorridere in questi giorni uggiosi, in cui Jack è malato.

A. Bronkhorst, FDF waiter
A. Bronkhorst, In the movies
A. Bronkhorst, DAZ
A. Bronkhorst, Speghetti on toast

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From → Penso

2 commenti
  1. … bel post con bei link (quanto meno per me che del mondo foto so una beata cippa).
    io 'ste foto le trovo anche un poco inquietanti, quasi che alludano ad una certa violenza… forse i colori cosi' pompati, l'uso di quella maschera (che per me fa tanto SM), e quegli spaghetti on toast che mi fanno pensare a delle budella esplose.. certo anche con twist da cartoon… una violenza ironica… delle budella esplose in un cartoon…?? ecco.. forse sono immagini falsamente rassicuranti.. cioe' quella che dovrebbe essere una scena rassicurante (in fondo rappresentantano situazioni famigliari), nascondono invece, per me, una certa violenza, suggerita dai colori e dalle pose esagerate dei modelli… ???
    + sul marketing concordo: a me viene la pelle d'oca quando li sento parlare (e purtroppo, per lavoro, li sento, e come se li sento). quando poi volano parole come “emozionale” o simile.. mi viene diarea
    + a proposito di pubblicita': cosa ne pensi del calendario pubico/peloso di Oliviero T.? ciao
    stefano

  2. Bhe non avevo pensato a questo risvolto violento delle immagini, sicuramente c'è una finta rassicurazione, è una delle cose per cui ho scelto questo artista per questo post: è la finzione pubblicitaria all'ennesima potenza; poi capisco che per un amante/intenditore di cibo come te vedere la pasta sopra un toast faccia accapponare la pelle… 😉

    Il mio parere su Toscani puoi vederlo qui: http://aboutaphoto.blogspot.com/2011/01/il-pube-delloliviero.html

    A presto!

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