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Già uno che ha "gospel" nel nome mi sta simpatico

23 febbraio 2011
J. Gospel Quaggia, dalla serie Notturno

Ho deciso di parlare di Jacopo Gospel Quaggia quando ho visto questa foto.
Perché fotografare un frigo di notte? La risposta è: perché no?
Non lo conosco personalmente ma da come realizza i suoi servizi, credo sia una persona che legge molto. Riprendere i luoghi di villeggiatura in inverno, i lampioni come fossero mezzi di comunicazione tra noi e lo spazio (o l’ultraspazio); immortalare un torrente di ricordi e di fantasmi citando la salute nietzschiana, fotografare fotografie sono tutti momenti di riflessione, di ricerca, di pensiero originale (nel senso di puro, non copiato). Sono tutti pensieri che spesso attraversano la mente di chi fa arte, ma a volte si traducono in qualcosa di confuso, non leggibile se non attraverso una didascalia: qui invece ci sono foto che stanno in piedi da sole e testo che sta in piedi da solo, oltre a una pulizia e un equilibrio che regalano, a mio parere, un che di poetico a ogni scatto.
Se è vero – ed è vero – che il reportage è un racconto attraverso immagini, questo è il caso. Che sia così è confermato anche dal fatto che tra i vincitori del World Press Photo 2010 c’è Wolfram Hahn, con il lavoro dal titolo “Self-portraits for social networks”, non credo servano spiegazioni. Uliano Lucas, riconosciuto come uno dei più grandi fotoreporter italiani, diceva: “Potete fare reportage anche stando in camera vostra”. Ma ciò che davvero conta, forse l’elemento più importante in questo contesto, è che io – e non succede così spesso – non mi sono annoiata a guardare e riguardare queste foto e – cosa ancor più rara – neppure a leggere i testi.

J. Gospel Quaggia, dalla serie Fuori stagione
J. Gospel Quaggia, dalla serie Puoi sentirmi
J. Gospel Quaggia, dalla serie Fantasmi
J. Gospel Quaggia, dalla serie Punto zero

Piccola postilla dovuta agli eventi/commenti di qualche giorno fa: i commenti sul mio blog non sono moderati, tuttavia io non sono uno di quei blogger che permette che venga scritto qualunque cosa senza intervenire, della serie “parlatene anche male, basta che se ne parli”. Ho conosciuto persone davvero interessanti grazie a questo spazio virtuale, prima di tutto a livello umano, poi in senso artistico, e sono comunque disponibilissima ad accettare critiche e opinioni negative, purché sensate. Per questo motivo ho tolto la possibilità di inserire commenti anonimi: se volete dire qualcosa ma non avete le palle di rendervi rintracciabili, allora NON LEGGETE questo blog. 
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From → Penso

11 commenti
  1. Io ho sempre trovato fastidiosa la risposta 'perchè no?'. Quando chiedo un perchè voglio sapere se esiste davvero un motivo. Anche Hitler avrebbe potuto rispondere un perchè no alla domanda 'Perchè i campi di sterminio?”. E un motivo per fotografare un frigorifero aperto di notte faccio davvero fatica a trovarlo… certamente è una fotografia da mostrare con tutta la serie. E la serie notturno non rimarrà nella mia memoria molto a lungo… come anche la serie Benzina.

  2. La risposta “perchè no?” infatti non è applicabile a ogni domanda. La foto del frigo è SECONDO TE, non certamente, da mostrare con le altre, mentre SECONDO ME, sta a sè e se fosse da mostrare con altre non starebbe sul mio blog, perchè una foto che non “si regge” da sola per me non ha senso.
    La serie Benzina quasi stavo per perdermela quindi grazie!

    Anna

  3. il Perchè no, è – SECONDO ME – la risposta giusta se data alla domanda giusta – come in questo caso.
    A volte si chiede senza riflettere davvero su quel che si chiede, un “perchè no” ti rigira la domanda e ti riporta ad una ulteriore riflessione.
    Perchè no?

    Ho studiato filosofia un tempo, e a quel tempo avevo un prof di filosofia che a determinate domande rispondeva con un perchè no.

    il 95% delle volte il richiedente trovava la risposta da solo alla propria domanda.

    A mio avviso, a prima vista, la foto del frigorifero aperto di notte mi dice che lì c'è un frigorifero aperto di notte.

    Osservando, invece, mi dice qualcosa di più. Vedo un'immagine pensata, un punto di vista diverso rispetto a come potrei vedere io il mio frigo. Vedo luci ed ombre equilibrate, giochi di luce, a cui non baderei nell'aprire il mio frigo. Vedo la presenza di un'azione e l'assenza.
    Vedo una realtà semplice, che riconosco (chi non ha aperto un frigorifero di notte) eppure allo stesso tempo, mi trovo catapultata in una realtà sconosciuta, di fronte al frigorifero semi aperto di un estraneo, in un'azione sospesa.

    Ho una pessima comunicazione. Lo so.

    Penso sia interessante osservare come una foto riesca a diventare “tante foto”, secondo i tanti occhi che guardano.

  4. Ilaria! Mi mancavano i tuoi commenti! mamma mia stai diventando più brava di me a scrivere, davvero 🙂

    E poi ha studiato filosofia (io mi ci sono laureata): ma che je voi dì a sta ragazza 😉

  5. Ok non volevo commentare, anche se parzialmente ci siamo chiariti, non volevo sembrare quello che lo fa per raddrizzare la precedente discussio.. ma commento perchè qualche notte fa sono rimasto abbagliato dalle luci di un nuovo distributore vicino casa mia. L'ho fotografato per ricordo.

    Quindi.

    La serie benzina è molto bella.
    Peccato che sul mio portatile alcuni colori rend0no veramente male.

  6. Vero? La serie “Benzina” è una figata! Sarà esposta qui:

    http://www.artelagunaprize.com/

  7. il frigo di notte è per me come il faro per le navi che arrivano vicino alla terra ferma dopo tanta navigazione.

    oh! di notte va cosi!

    love, mod

  8. Il frigo, caspita, ci dice che anche di notte il nostro mondo energivoro è in funzione.
    Ogni foto può dirci tante cose!

  9. Vedere queste foto è stato quasi come viaggiare….

  10. “Il frigo come il faro”, “mondo energivoro”, “come viaggiare…”: ADORO i miei commentatori!

  11. Mi piace moltissimo il senso di “inanimato”, di acqua ferma che ho riscontrato nelle fotografie del buon Quaggia. Ho apprezzato in lui l'apparente semplicità compositiva dei suoi scatti, l'assenza di inutili orpelli, il fatto che sia andato dritto al punto della fotografia ovvero il raccontare ciò che molto spesso tutti noi abbiamo sotto gli occhi ma che per “l'overdose” di suoni/immagini/dati non registriamo.

    Ancora una volta un fotografo/artista da te scoperto e recensito è un'ottima scoperta per me, cara Anna!

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