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Eppure Austin Kleon non mi convince…

5 aprile 2011
L’unica frase su cui potrei essere d’accordo

C’è questo post di Austin Kleon, artista, blogger, redattore, che da qualche giorno viene “rimpallato” da un blog all’altro, su Twitter, ecc. Una valanga di commenti e sicuramente di visualizzazioni. Eppure non mi convince.
Non mi convince innanzitutto, perché il suddetto nel post si riferisce a se stesso, 3-4 volte, chiamandosi “artista” – cosa che già mi fa stortare la canappia – ma soprattutto perché mi sembra un elenco di massime già dette, ridette, stradette. A parte che non capisco questa fissa di dover “decalogare” a destra e a sinistra: i 10 consigli per chi vuole fare il fotografo, le 10 cose da sapere prima di fare un servizio di matrimonio, le 10 regole del perfetto assistente, le 10 domande da evitare, tra un po’ ci sarà il decalogo dei decaloghi. Ma a parte ciò, mi pare che i concetti siano stati già espressi da altri, con qualche piccola variante sul tema, e che il suo post abbia drizzato le antenne a così tanti per due ragioni: 1) perché ha quel tono americanississimo da “Massì basta crederci e ce la puoi fare anche tu! Yes we can! Fa la cosa giusta e la cosa giusta si farà da sé!!” 2) perché usa una grafica e uno stile da tipo easy going che-ci-piace-un-sacco-a-noi-blogger, con le scritte minimaliste su fondo nero, i disegnini sul tovagliolo di carta, il quaderno con gli appunti (cagate) scritti fitti fitti.
Artists aren’t magicians. There’s no penalty for revealing your secrets”. Ecco prova ad andare al pub e dirgli “Hey amico, ho letto il tuo blog, figo! posso farti vedere il mio album di disegni e mi dai qualche dritta?” Secondo me vi risponde con il corrispondente americano di “foera di ball”, ma sicuramente sono io malfidente e malfidata che lo penso… Voi no…
Nel 2011 c’era bisogno di Kleon che ci venisse a spiegare che per essere artisti occorre farsi il mazzo, amare ciò che si fa, scrivere il libro che si vorrebbe leggere, la musica che si vorrebbe ascoltare, essere determinati, nessuna idea è davvero originale ed è necessario imparare da tutti? Perché è questo il sunto. Poi tutta quella parte del “volemose bbene” sinceramente la trovo insopportabile: parlate bene dei colleghi, siate disponibili, siate “nice”… Io credo invece che per parlare di arte, ma anche in generale, bisogni rischiare di essere impopolari e dire a chiare lettere: “Devi accettare la possibilità che forse non sei così portato come pensi per un lavoro artistico e devi accettare la possibilità che, pur essendo magari un genio, non riuscirai a realizzare il tuo sogno o se non altro a vivere di quello. Ci sono dei talenti là fuori che fanno i vigili urbani ed altri che producono croste vendute da Sotheby,s”. Vorrei aggiungere tantissime parole, tantissimi concetti ed esempi personali, ma mi limito a citare due amici, due persone che reputo sagge. Il primo è Luca, che insegna all’università, e una volta mi ha detto, riferendosi agli studenti: “Se non studi, di sicuro non passi l’esame, ma il fatto che tu abbia studiato non ti dà la sicurezza di passare l’esame.”. Il secondo è Giovanni, il mio primo Art Director, la prima persona che ha creduto in me, che era solito ripetermi: “Nella vita è il caso che decide, per quanto sia la tua determinazione, il tuo impegno, se quello non è il tuo momento, non lo è; e lo stesso vale per quando invece lo è.”. Ecco credo che nel mezzo ci sia la giusta via.
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From → Penso

12 commenti
  1. Tosta e chiara.
    Sono perfettamente d'accordo con il tuo punto di vista. Il problema di fondo, credo, é che il moderno sistema di comunicazione e diffusione della propria immaginazione porti troppo facilmente e superficialmente a definire artisti, persone che sanno semplicemente vendere bene la propria produzione.
    Allo stesso tempo non si puó colpevolizzare chi, come Kleon, é capace di uscire dall'anonimato seguendo la strada piú facile.
    Per seguirla devi anche avere una direzione chiara, in questo alcune persone sono semplicemente avanti.

  2. Profondamente daccordo con la tua analisi, Anna.
    “Devi accettare la possibilità che forse non sei così portato come pensi per un lavoro artistico e devi accettare la possibilità che, pur essendo magari un genio, non riuscirai a realizzare il tuo sogno o se non altro a vivere di quello.”
    Bisogna farci i conti con questo, per non ritrovarsi a dare inutili capocciate ai muri pensando a se stessi come a dei falliti.
    Per non finire ad odiare quello che invece rende “giustizia” a quella quotidianità di due taglie più piccole.
    Non si è il mestiere che bisogna fare per guadagnarsi la pagnotta, si è altro e questo altro bisogna tenerselo stretto.

    Mi sono venute in mente queste riflessioni leggendo il tuo post, e sono andata un pò fuori tema, pardon.

    A presto Anna!

  3. Anna, io non credo che esistano formule magiche.
    Ho apprezzato il post dell'ammeregano perché c'erano degli spunti interessanti e dei ragionamenti corretti, ma sicuramente non è *il* Decalogo scalpellato su tavole di alleanza. Da ciò che dice ognuno di noi possono essere prese delle ispirazioni e delle idee, che poi ovviamente devono essere filtrate ed epurate (ad esempio dalle autodefinizioni, che non piacciono troppo neppure al sottoscritto), contestualizzate e personalizzate.
    Sul fatto di essere “nice”, invece, purtroppo devo essere d'accordo con lui. Puoi essere poco nice soltanto se resti ai margini o se sei già così affermato da potertelo permettere. Nella vita professionistica di tutti i giorni, invece, essere troppo aggressivo o scortese ti può solo chiudere delle porte. Utilitarismo? Può essere, ma tante volte è necessaria un po' di diplomazia, che non va confusa per forza con la falsità.
    Quanto allo svelare i propri “trucchi”, anche lì la verità sta nel mezzo: qualche imboccata si può dare volentieri, ma i tocchi personali restano, appunto, personali. 😉

  4. Buonasera commentatori!

    @Yo Rosco: grazie il complimento “tosta e chiara” mi piace molto e me lo prendo tutto. Certo, sono doti quella di riuscire a far parlare di sè, avere una direzione chiara, però contano pure parecchio le occasioni, se non le hai è inutile che fai tanto quello smart (non tu, mi riferisco a chi lo fa “di professione”)

    @Iara: non so come, ma tu mi capisci sempre in pieno e poi… solo questa frase “Per non finire ad odiare quello che invece rende “giustizia” a quella quotidianità di due taglie più piccole.” dà l'idea di quale incredibile universo hai dentro e invito tutti a leggere quel che scrive per scoprirlo

    @Chrean: innanzitutto benvenuto! Quel che dici è assolutamente comprensibile, certo è fondamentale – e non così semplice – distinguere il “nice” dal “fake”. Certo, anche la diplomazia è importante, però sono ancora romanticamente legata all'idea che se sei bravo, sei bravo, non ci sono cazzi (o non ci dovrebbero essere) e poi sarà che a me quelli che restano ai margini mi stanno troppo simpatici, che ttè devo ddì… 😉

  5. C'è carenza di spazzini, mungitori, raccoglitori, falegnami, decoratori, bidelli, infermieri, autisti, badanti, ecc., quindi non capisco tutta questa smania di voler fare l'artista..per cosa?
    Per migliorare il mondo non credo, forse per vivere bene senza sforzi vendendo alla grande le prime cose che escono dalla testa?
    Questo tipo per fortuna non lo conosco, ma se deve insegnare agli altri come divenire artisti, mi sa che lui non lo è, al massimo è un buon grafico e comunicatore.

  6. Ciao Danx, ti ha fatto proprio arrabbiare il tizio eh? 😉
    Che poi, mi chiedo, ci sono anche artiste come Vivian Maier, che hanno secondo me uno sguardo e un linguaggio fotografico davvero originali, ma nessuno se n'è interessato per anni. Misteri…

  7. …Grazie =))

  8. AhAh, no no anzi mi fa sorridere.
    Vivian Maier capì tutto: se hai un lavoro onesto puoi fare tutte le foto che vuoi, senza il rischio di sentirti incompreso da quel dato mondo (fotografico, giornalistico o artistico).
    Sicuramente però le sue foto sono di un livello superiore, strano che nessuno le notò prima di 2 anni fa circa! Culo = Zero, ma lei, sono convinto, era contenta così della vita modesta, onesta e tranquilla nella quale non dovette insegnare niente a nessuno perchè non si erse a “santona-sapientona”!

  9. Ciao Anna, cazzarola lo dicevo io sul blog di Sara Lando, che tra l'altro mi ha fatto conoscere sto tizio, ma che come te ho subito pensato che questo fa siti e si autoproclama artista, è un po' pirla (diciamo anche egocentrico va…), comunque lo dicevo io che mi dai ottimi punti di riflessione.
    In effetti ho molta confusione sulla differenza tra artista e professionista, in ambito fotografico, nel senso che vedo tantissimi fotografi (intesi come persone che fanno foto) bravi, ma non riesco a rendermi conto se sono B.R.A. (braccia rubate all'agricoltura) come potrei essere io, o no… E non si tratta solo di crederci, farsi il beneamato culo etc. c'è quel qualcosa in più che faccio fatica a cogliere…

  10. Ciao Nonsofotografare! Già un altro punto è riconoscere chi lo fa per lavoro (e va benissimo) e chi lo fa per arte (e va benissimo), il problema sorge quando i primi vogliono insegnare “come funziona” ai secondi…

    Bello il tuo post con i commenti punto x punto (ma perchè 17? Io ne vedo 10 su quello di Kleon)!

    Anna

  11. Grazie per i complimenti, ma era un post di Sara Lando… in effetti quello dell'artista mi manca, mi ci metto al lavoro subito.
    Per quanto riguarda il discorso arte/lavoro, credo che un buon professionista anche quando fotografa la modellina in costume, per il catalogo di costumi, se ci mette davvero se stesso può fare arte (due a caso, secondo me, Richardson, anche se per solidarietà lui si mette nudo… e Benedusi, che anche se usa sempre e solo una lunghezza focale… però fa foto sicuramente emozionanti)

  12. Per dovere di cronaca, il mio post a cui ti riferisci è il questo post di Sara Lando: http://www.saralando.com/blog/?p=1138
    Scusa il gioco di parole…

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