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Thinking of working for free? No, thanks

23 aprile 2012
Articolo del 12 gennaio 2011 di APhotoEditor
Mi sono accorta che stavo usando questo blog solo per promuovere gli eventi o le iniziative a cui ho preso parte e mi sono accorta che da tempo volevo dire quello che sto per scrivere. Probabilmente alcuni non saranno d’accordo con me, ma pazienza; sono aperta al dialogo. Potrei dilungarmi, se vi annoiate, cambiate canale.
Ciò che mi ha fatto decidere definitivamente di metterlo nero su bianco, è stato la lettura di questo articolo e soprattutto i commenti. Non voglio entrare nel merito della storia, ma credo che tra piangersi addosso perché si guadagnano 300 euro al mese e insultare chi ha deciso di vivere inseguendo i propri sogni (cosa che denota coraggio e non volontà di vivere sulle spalle di qualcuno) ci sia una terza via, cioè quella di inventarselo un lavoro.
Penso, senza esagerare, di aver mandato nella mia vita, un migliaio di curricula, mi avrà risposto il 2% e di questi la maggioranza non aveva possibilità o bisogno di personale oppure mi proponeva un lavoro gratuito o a provvigione. Questa è la situazione in Italia di chi non ha conoscenze e raccomandazioni, non veniamoci a raccontare storie. Senza contare quelli che “ce provano”, che ti fanno lavorare in collaborazione occasionale o con un accordo a voce e poi si inventano che si erano pattuiti meno soldi o che erano lordi e non netti, ecc.
A questo punto, con una rabbia che mi ha mangiato 1/5 di fegato, ho deciso che basta. Ero stufa di preparare mail personalizzate per non ricevere neppure 2 righe di risposta, ero stufa di andare a un colloquio a farmi fare domande del tipo “Mi dica tre pregi e  tre difetti del suo carattere”, “Perchè dovremmo assumerla?” o “Lei si chiama Anna Mola, sembra una cantilena, lei cosa ne pensa?” (l’ultima mi è successa davvero, non sto scherzando).
Ero stufa e così mi sono detta “io voglio lavorare nella fotografia, ho studiato per farlo e so che lo farei con passione e quindi mi rivolgerò a chi fa fotografia davvero, offrendo le mie capacità e il mio impegno”. E così ho cominciato a – udite udite – ricevere risposte alle mie mail, a conoscere, stringere mani, poi a scrivere per fotografi e infine è venuta la parte organizzativa.
E fin qui, credo, nessuno ha niente da recriminare, ma ora arriva la parte in cui forse ce l’avrete.
Ripeto e premetto: “io voglio lavorare nella fotografia, ho studiato per farlo e so che lo farei con passione e quindi mi rivolgerò a chi fa fotografia davvero, offrendo le mie capacità e il mio impegno” (se qualcuno vuol vedere il mio c.v., prontissima a mandarglielo). Detto ciò: io non lavoro gratis. Banale? Forse, ma meglio specificare e svelare anche alcuni aspetti che si scoprono stando nel “back stage”. Scrivere una presentazione, fare una selezione, curare una mostra, organizzare un evento sono lavori e come tali vanno retribuiti. Non chiederei mai a un fotografo di farmi dei ritratti gratis, quindi perché non dovrei pretendere altrettanto? La mia attività è fortemente, anzi totalmente “cucita” sull’artista con cui sto collaborando; non mi piace definirmi il curatore di un evento, sono il curatore di una persona ed è quella persona che, se crede davvero in quello che fa e in quello che posso fare io, mi ricompenserà per questo compito. Penso anche, ritornando al discorso precedente, che il mondo del lavoro stia cambiando e quindi anche quello in campo artistico e che l’esposizione tradizionale in galleria tradizionale debba affiancarsi a quelle realizzate in modi e spazi alternativi, su cui però bisogna avere il coraggio di scommettere. Ma su questo potrei tornare in altri post.
Rispondo qui, ora e insieme, ad alcune obiezioni fatte o possibili:
– “le gallerie serie non si fanno pagare”: a parte che io – lo potrei scrivere a caratteri cubitali – non ho una galleria, ma è un’affermazione pronunciata spesso da chi non conosce così bene il mondo dell’arte e comunque non è del tutto vera. Cominciamo col dire che i tempi in cui Lanfranco Colombo (imprenditore appassionato di fotografia) dirigeva “Il Diaframma” sono finiti, finish, caput. Nessuna galleria accetterà mai di esporre le opere di qualcuno, sostenendo i costi di un’esposizione se non ha la certezza, o almeno la supposizione, di poterle vendere e quindi guadagnare in percentuale. Quelli che credevano negli artisti come “creatori/espressioni di nuove tendenze, capaci di interpretare il comune sentire, il disagio umano, l’idiosincrasia contemporanea” non ci sono più o più probabilmente tra galleristi non sono ci sono mai stati, se non nei comunicati stampa. Va detto poi che molte gallerie italiane non lo indicano espressamente, ma alla richiesta di ospitare una mostra chiedono dei veri e propri affitti più o meno alti, offrendo non una curatela, ma semplicemente dei muri e la posizione. Va detto anche che ci sono fotografi che si riempiono la bocca di discorsi sull’arte per l’arte, ma poi vendono e pagano spazi espositivi e curatori. Poi ci sono le mostre che espongono i lavori dei partecipanti (paganti) a un corso/workshop/concorso o quelle realizzate in vari luoghi ma allo stesso curatore corrispondono gli stessi artisti e la cosa un po’ mi puzza. Apprezzo allora di più queste gallerie che dicono come stanno le cose senza tanti perbenismi inutili.
– “come fai a selezionare? Se un fotografo paga potrebbe essere solo un dilettante che vuole vedere le sue foto appese in giro e non avere un valore oggettivo”: intanto chi lo decide il valore effettivo? In secondo luogo, la selezione è abbastanza naturale: un professionista riconosce se ha di di fronte un professionista che ama il suo lavoro o un ciarlatano inesperto.
– “ma gli sponsor, i finanziamenti pubblici?”: non so se qualcuno si è accorto che siamo in tempi di crisi, parlate a qualcuno del mestiere di finanziamenti pubblici e otterrete una sonora risata e per gli sponsor: se una galleria non è disposta a tirar fuori un euro, come pensate di convincere Mentadent o il panettiere sotto casa?
– “in questo modo solo chi se lo può permettere farà mostre, gli altri, per quanto bravi, non potranno”: a parte che a questo punto dipende dalla cifra, ma sì, esattamente come chi se lo può permettere andrà da un fotografo a farsi fare un ritratto, gli altri, per quanto interessanti, no. Esattamente come chi se lo può permettere frequenterà scuole di fotografia serie e comprerà attrezzatura altrettanto seria, gli altri, per quanto potenzialmente geniali, no.
– “se ti piace questa attività, dovresti realizzarla gratis”: quindi il parrucchiere, il panettiere, lo stilista che ama il suo lavoro dovrebbe lavorare gratis?
– “organizzami pure la mostra, sulle opere vendute terrai una percentuale”: sul lavoro a provvigione ho un esempio efficacissimo: mettiamo che il proprietario di un ristorante vada da un panettiere e gli dica “dammi tot. chili di pane, a seconda di quante persone verranno a mangiare, ti pagherò in percentuale.”, a chi di voi sembra un discorso ragionevole?
– “è normale, per un artista, avere anche dei progetti personali o a cui tiene molto umanamente o per cui può ottenere prestigio, che segue senza una ricompensa”: se è un progetto personale (come questo blog) è ovvio che nessuno mi pagherà, per gli altri scopi posso anche essere d’accordo ma innanzitutto li scelgo io, non mi vengono richiesti, e poi sono un’eccezione, non la regola.
Sarebbe fantastico se ci fossero imprenditori e facoltosi ereditieri con gusto e creatività che decidano di scommettere su nuovi talenti? Certo che lo sarebbe! Sarebbe meraviglioso se le istituzioni pubbliche finanziassero l’arte e la cultura, assumendosi i rischi e le perdite e garantendo una formazione gratuita ai meritevoli? Certo che lo sarebbe! Ma non è così, per tanti motivi, facciamocene una ragione.
L’avevo detto che sarei stata lunga… naturalmente tutto ciò che ho detto è frutto della mia personale esperienza e di come io vedo le cose, mica della bibbia, per cui se volete confrontarvi con me e parlarmi del vostro punto di vista, io sono qui.
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From → Penso

15 commenti
  1. Anna lo sai che io condivido assolutamente. E lo dimostra il fatto che, se non ricordo male, alla tua prima email ho risposto che, oltre al fatto che non credo di avere talento, non mi posso permettere di esporre le mie fotografie. Questa risposta, infatti dava per scontato che la tua collaborazione DEVE essere retribuita. Qualunque lavoro va retribuito, se no non si chiamerebbe lavoro. Allora anche chi fa il fotografo non dovrebbe rispondere “faccio il fotografo” a chi gli chiede “che lavoro fai?”.
    In ogni modo, come ti scrissi, se mai potrò permettermi, sotto ogni punto di vista (non solo economico) di organizzare una mostra, mi piacerebbe tantissimo farlo insieme a te.
    Nel frattempo in bocca al lupo!

  2. Ciao Ale! Intanto grazie di essere arrivata in fondo alla mia lenzuolata. Mi ricordo la tua prima mail, infatti è anche – ma non solo per quello – che siamo rimaste in contatto!

  3. Io ho scommesso, ho azzardato, ho investito, ho creduto, ho fatto uno sforzo, al limite del mie possibilità, per fare “Golden Night” insieme a te in uno “spazio alternativo” perché credo fermamente che il tuo lavoro se fatto con passione, non è molto diverso dal mio, io faccio il fotografo, e so' bene quanto è difficile oggi trovare qualcuno che creda ed investa su di te, ma ho scoperto che solo se ti “fai le ossa” in spazi alternativi, solo se investi su e stesso, solo se credi che persone come te Anna, possono aiutarti a diventare “qualcuno”, allora arriverà il giorno che qualche spazio espositivo più convenzionale chiederà di esporre qualcosa di tuo, ma intanto tutti quelli che come te come me si danno da fare, Devono essere pagate per il lavoro che svolgono altrimenti la passione per l'arte muore, se nessuno giovane ha la possibilità di vivere di questa passione, di camparci, saranno sempre meno quelli che proveranno, crederanno, investiranno, su questo “non lavoro ” ma comunque complimenti é stato piacevole redditizio lavorare con te, e sono sicuro che ci saranno altre occasioni!
    Paolo

  4. Come non essere daccordo con quanto dici, mia cara Anna!

    Da Mr Wiki:
    “Lavoro, una categoria importante della sociologia, è un'attività produttiva che implica il dispendio di energie fisiche o intellettuali per raggiungere uno scopo preciso, ossia procurarsi col proprio lavoro beni essenziali o beni superflui, direttamente o indirettamente attraverso un valore monetario riconosciuto acquisito da terzi quale compenso. (…)”

    sulla “Gloria”, invece ho trovato solo un rigo: “Gloria indica fama e onore universalmente riconosciuti, ottenuti con il compimento di azioni insigni.”

    Poi ci sono varie tipologie di glorie, ma… come trasformarla in valore monetario, Wiki non ne parla…
    Questo di per sè, a mio avviso, la dice lunga.

    Concludo aggiungendo delle considerazioni molto “acqua calda” (o “doccia fredda”).
    Amare il proprio lavoro, farlo con passione, non è sinonimo di gratis.
    Avere una passione e fare un lavoro che non centra niente con la propria passione, è un'altra cosa.

    E temo che per la maggiore siamo un popolo talmente abituato a non amare il lavoro che si fa che, quando ci si imbatte in chi lavora appassionatamente, rigettiamo su questi ultimi le nostre più infime frustrazioni… sminuendo il loro operato-appassionato senza pietà.

    Chiedo scusa per il mio sgrammaticato italiano, per virgole buttate a vanvera e per i pensieri molto confusi, soprattutto per i pensieri molto confusi. Ma avevo la necessità di dirteli, ora, alle 02.26

    il sunto di tutta sta palla terribole è che ho molta stima per te e per tutte le persone che ogni giorno lottano e lavorano appassionatamente come te.
    un abbraccio, Anna!

  5. Ho letto con interesse e posso confermare che le cose stanno veramente come hai scritto. Hai sintetizzato perfettamente il meccanismo di funzionamento delle gallerie, la loro logica di sostentamento (con non poca fatica, poverette) e devo dire che questa assurda storia del lavoro gratis è una malattia tutta italiana. A Londra per esempio, coloro che curano, espongono o producono arte ricordano molto sobriamente e senza alcun clamore che lavorare nel mondo dell'arte è un lavoro e come tale è retribuito.
    Il punto chiave è capire come funziona l'arte e, anche se qualcuno può storcere il naso, il mercato dell'arte.
    Come fotografo ci son passato anch'io.
    un abbraccio, Sandro

  6. Grazie a tutti, in particolare a Paolo per la testimonianza diretta!

    Anna

  7. Cara Anna,

    ovviamente sono dalla tua, parole sante sante parole.

    Ma oramai siamo in un “mood” (per usare una terminologia che fa molto fico) davvero tragicomico se non fosse però drammatico; l'intellighenzia lavorativa ci ha fatto passare per consueto e normale che il lavoro sia un qualcosa un più e non un DIRITTO COSTITUZIONALE, che se già lavori è un lusso e se sei sottopagato o fatichi a prenderli sti soldi maledetti be non ti lamentare, ci sono molti che neppure lavorano.

    Tutti i lavori devono essere pagati, dal più umile al più importante, dall'operaio che fa girare il tornio al creativo che trova il claim dell'anno, e chiunque lavora ha diginità che deve essere rispettata e ripagata con il giusto valore della sua fatica, della passione che ci mette, del trittico “sangue,sudore e lagrime” che impiega per farlo.

    “Con l'arte non si mangia” così disse il brillante statisa di turno, vediamo di riuscire a ricacciagli in gola quelle parole, una volte per tutto.

    Forza e coraggio Anna!

    Matteo

  8. Sei molto coraggiosa, e il coraggio, unito alla perseveranza di solito paga. Ed è anche molto condivisibile ciò che dici, riguardo alla terza via. L'unico problema che vedo è che non sempre questa terza via esiste. E il paradosso più grande della situazione nella quale ci troviamo (ma vorrei allargare il panorama includendo innanzitutto l'Europa, per arrivare magari a tutto l'Occidente) è che il lavoro, quello che dà dignità all'individuo, dovrebbe essere un diritto costituzionale. Nell'articolo che hai linkato l'autrice se la prende con la generazione precedente. Questo è un errore perché così facendo si alimenta soltanto una guerra tra poveri. Mi sa che su questa cosa ci scrivo un post, grazie per l'ispirazione!

  9. @Matteo: grazie Matteo, vediamo di ricacciargliele sì!

    @Wishakamax: benvenuto su About, grazie per il “coraggiosa” è un complimento bellissimo, che spero di meritare. Spero che le terze vie (quarte, quinte, seste) esistano sempre, così come la voglia di creare un lavoro, mettendosi in discussione in prima persona, senza sprecare tempo e rabbia verso chi questo lavoro non vuole concederlo. Aspetto il tuo post!

    Anna

  10. ciao Anna,

    intanto sono d'accordo con quanto dici! non sai quante persone mi scrivono “mi piacerebbe farmi ritrarre da te… ma non posso pagarti”: allora che mi scrivi a fare? 😀
    però vorrei precisare alcune cose che penso, anche visto che io sono “dall'altra parte” in quanto artista.

    è giusto pagare per esporre, ma alcune volte le gallerie, anzi in particolar modo i concorsi, ne approfittano. chiedere 500€ per esporre ad un concorso sconosciuto un paio di foto per me è inaccettabile! senza un curatore, senza promozione, niente: perchè dovrei sborsare quei soldi?! ecco perchè su twitter avevo scritto quella frase che ti ricorderai: un concorso per giunta organizzato da un comune dovrebbe avere almeno qualche fondo per abbassare il prezzo dell'iscrizione. so come funzionano queste cose e spesso organizzare concorsi è solo un modo per far soldini con le iscrizioni… discorso diverso per le gallerie dove c'è dietro un lavoro di curatori, pubblico specifico, ovvio che lì pagare sia giusto.

    sul tuo punto: “in questo modo solo chi se lo può permettere farà mostre, gli altri, per quanto bravi, non potranno”. ecco qui per me c'è un'enorme ingiustizia. se uno non ha i soldi da investire che fa, rinuncia ad esporre?! è pieno di giovani dello IED che si spacciano per artisti con i soldi di papàemammà, ma pochi valgono quel che fanno e si vede.
    credo ci si possa ingegnare in vari modi (informarsi 100 volte prima di pagare qualcuno per esporre, e ponderare bene se possa esserci un minimo di ritorno in fatto di conoscenze o future opportunità). la terza via dell'artista (quello squattrinato in sostanza), è questa.

    sarebbe bello poter diventare “artisti professionisti” ma ci vedo troppi lupi in questo mondo dell'arte…

  11. Appena pubblicato! Peccato che non sei su wordpress, c'è il pingback automatico, quando cito un post di un altro blog il proprietario se ne accorge… Questo è un pingback manuale! 😀 😀

  12. Grazie anche a te, Diana, per aver letto fino alla fine.
    Certo che è un'ingiustizia, come dico alla fine del post. Il punto è che alcuni se la prendono con le persone sbagliate: prendiamocela con chi per anni ha ricevuto fondi pubblici (dai comunali ai nazionali) in ambito artistico e li ha usati per creare pseudo-iniziative che erano in realtà discariche di favori personali, esposizioni delle croste del figlio del dentista, asservimenti al politico di turno, tentativi beceri di avanzamenti di carriera.

    Che poi un concorso comunale chieda 500 euro è ridicolo… Non so neanche a che titolo lo facciano, perchè da quanto so, un comune non può ricevere denaro dai cittadini (se non tramite le tasse), inoltre, come noti giustamente, dovrebbe avere fondi per finanziare le iniziative, se no non le fa.

    Ci sono i lupi ma ci sono anche i finti agnelli… L'importante è non arrendersi!

  13. complimenti, un’articolo davvero esaustivo per chi come me si vuole avvicinare sempre di più al mondo dell’arte, devo dire che non lo cnoscevo bene questo mondo ed anche io da quando mi sono dovuta confrontare con la nuova ideaogia dell’arte stessa devo dire che ci sono rimasta colpita. Io ho inizato a fare l’artista perchè la vita senza arte per me non è vita, perlomeno non per me, ma ho scoperto anche che posso essere in grado di emozionare le persone con le mia arte e così ho deciso di continuare e adiritura di avere quel corraggio di cui parli per vivere secondo i miei sogni e questo non significa che io sia un’irresponsabile, perchè ho anche un famiglia e non potrei, ma di fare in modo che la mia passione diventi un lavoro, perchè sono convinta che se le cose si fanno con passione e dedizione si hanno delle belle gratificazioni. Forse mi sono dilungata troppo, volevo in pratica dire grazie

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  1. Super FreE, Super Freak | Anna Mola

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