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Super FreE, Super Freak

7 settembre 2013

free_work

“Ciao! Ti va di dare un’occhiata quando hai un po’ di tempo libero al mio sito?”, “Scusa, mi piacerebbe farti vedere qualche (leggi 500) foto, mi dai la tua mail?”, “Mi piacerebbe confrontarmi con un addetto ai lavori, sai se non ci si dà una mano tra noi…”.

“Hello! Do you want to take a look to my website when you have a little spare time?”, “Excuse me, I’d like to show you some (read 500) photos, can I have your email?”, “I’d like to ask for advice with an expert, you know, if we do not help each other…”.

Non volevo credere che alcune persone scrivessero ad altre persone, che non hanno mai neppure visto, di lavorare GRATIS nel tempo libero (fra l’altro). Non volevo crederci ma quando mi sono arrivati nel giro di una settimana 3 messaggi di questo tipo, ho deciso che era ora di fare chiarezza.
Questo post è per voi: per voi che credete che presentandovi con un linguaggio informale siete “simpatici”. Per voi che fate i fotografi/videomaker/pittori per hobby e siete convinti che anche tutti gli altri lo facciano come hobby! Per voi che chiamate “confronto”, “opinione”, “4 chiacchiere” ciò che si chiama “lettura portfolio”, “selezione”, “critica”. E per essere acida fino in fondo: le 4 chiacchiere fatele con vostra zia.
Per voi che mandate una mail con un link o una cartella zippata con tutte le foto che avete scattato, dal primo giorno con la macchina in mano a oggi! Per voi che, nel momento in cui vi viene fatto notare che state richiedendo un servizio e quindi dovete pagarlo, sparite (cioè buttate giù la cornetta bruscamente) oppure – peggio – dimostrate tutta la vostra frustrazione insultando non si sa bene quale sistema.
Per tutti voi: un consiglio. Andate da un panettiere, un parrucchiere, uno web designer, un architetto, una sarta e chiedete se nel tempo libero e senza impegno vi regala: un kg di pane, un taglio di capelli, un progetto di una casa, un vestito. Ecco. La loro risposta, anzi, la loro reazione, è la mia. E se non fosse abbastanza chiaro (cliccate sui puntini).

I could not believe that some people would write to other people, who have never even seen, asking to working for free in his spare time (also). I do not want to believe it but when 3 messages of this type arrived to me within a week, I decided it was time to make things clear.
This post is for you: for you which believe that presenting yourselves with an informal language, you are “nice”. For you who are photographers/videomakers/painters as hobby and you are convinced that all the others do as a hobby!
For you which call “confrontation”, “opinion”, “good chat” what is called “portfolio review”, “selection”, “critical text”. And in order to be sour to the end: do your good chat with your aunt.
For you who sent an e-mail with a link or a zipped folder with all the pictures you have taken, from the first day with a camera till today! For you that, when you have received notice that you are requering a service, and then you have to pay for it, you vanished (it’s like throw the phone abruptly down) or – worse – you show all of your frustration, insulting a system not well-defined.
For all of you: an advice. Go to a baker, a hairdresser, a web designer, an architect, a seamstress and ask if in spare time and no obligation gives away to you: a pound of bread, a haircut, a project of a house, a dress. Well. Their response, rather, their reaction, it is mine.

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From → Penso

24 commenti
  1. Credici a me capita di continuo! Anni fa qualche volta ci sono anche cascata… ora non più… o almeno ci provo! Specialmente quando si tratta di un lavoro, come dire “culturale” la gente pensa sia gratis. Chissà perchè!

  2. Comprendo il tuo disappunto.
    Ci sono passata anch’io, più o meno, contesto diverso, però.

    Dicono che serva a farsi esperienza/ pubblicità.
    Fesserie.

    Da un po’ di tempo a questa parte, gratuitamente non mi alzo neppure dalla sedia.

  3. In realtà mi riferivo più a persone che vedendo che lavoro faccio si sentono autorizzate a chiedermi un parere sulle loro fotografie, rendendosi conto, giustamente che quello della zia o degli amici non è così oggettivo. Ma se vuoi un parere professionale, in quanto tale, lo paghi. Al mio paese si dice: gratis neanche il cane muove la coda.

  4. Ciao
    Ti va di dare un’occhiata alle mie foto?

    😀

  5. Pablo permalink

    Posso assicurarti che sicuramente non lo fanno con il panettiere e con il macellaio, ma con me (e tantissimi altri), che mi occupo di grafica e architettura d’interni, sì. E non solo nel tempo libero. Di solito l’esordio è:
    “senti, ma tu che ci capisci perché non mi dai una mano a….”.
    Oppure:
    “Dai che ti ci vuole con il computer”. Come se il computer pensa e trova le idee.
    Insomma c’è poco da stupirsi, per me ormai è una storia che va avanti da più di trent’anni.
    Sicuramente tu sei ancora in tempo a farlo: devi dire subito NO, ho un impegno urgente, anche se non è vero. Ma mi sembra che tu l’abbia già capito.
    Mai lasciarsi intenerire e dire: va bene, appena ho due minuti ti guardo quella cosa. Sei subito fregata. La voce si sparge!
    Con comprensione
    Pablo

    • Alcune persone non hanno davvero un quaunque senso del limite… Pur capendo benissimo che dal panettiere non si va a chiedere pane gratis non si fa scrupolo di chiederlo a noi, dimostrando così, per altro, quanta poca considerazione hanno nel nostro lavoro.
      Certo che l’ho capito! E non accampo scuse come l’impegno urgente, dico chiaramente che non lavoro gratis. Lo facessimo tutti, forse smetterebbero di chiederlo.

  6. Leggo oggi, per la prima volta, il tuo blog, e il primo post che mi capita sotto mano è proprio quello sul lavoro gratuito. Per anni ho corretto bozze di articoli e testi vari per pochi spiccioli, spiccioli che col passare del tempo sono sempre più diminuiti. E’ un po’ che non lo faccio più, ma mi accorgo con dispiacere che i pochi spiccioli sono diventati frasi di circostanza, che il tempo di lavoro è diventato ritaglio di tempo libero, che la professionalità è diventata un favore da fare agli altri. Che dirti, non sprecare troppi “vaffa”, ma ogni tanto usali. Non servirà alle tue tasche, ma alla tua anima un po’ si! Giorgio

    • Benvenuto in questo spazio Giorgio, che non è solo un blog ma raccoglie (nelle sezioni a destra) un po’ tutto ciò di cui mi occupo.
      Purtroppo a volte si cade nell’errore di pensare che “un giorno” si verrà ripagati giustamente, ignorando il fatto che chi offre lavoro non retribuito avrà sempre lavoro da dare… sempre non retribuito! Da “giovani” ci si può cascare, anche se non era proprio di questo ciò di cui parlavo nel post.

      • Credo di aver capito di cosa parlavi, ho provato a vederla da un altro punto di vista (purtroppo anch’esso negativo). Grazie del benvenuto, avrò modo di apprezzare i tuoi lavori e tutto il resto nei prossimi gorni

  7. Sai, non e’ proprio cosi’. Prima di tutto perche’ le pressioni sui fotografi stessi di donare il proprio lavoro e’ costante e ancora piu’ forte.

    Sicuramente il mercato (e lo scenario) del mondo dell’arte in Italia e in Europa in genere e’ diverso dagli Stati Uniti. Pero’ i galleristi e curatori qui eseguono molto lavoro non pagato. Jennifer Schwartz, per esempio, ha appena concluso la sua Crusade for Collecting, un tour con lo scopo di coltivare nuovi collezionisti, in cui sia lei che i fotografi che hanno donato le proprie stampe non sono stati rimunerati. Per di piu’, i portfolio review che eseguono i curatori anche agli eventi piu’ prestigiosi – a FotoFest, Photolucida ed altri – non sono rimunerati neppure, a parte le spese dell’albergo nel caso di FotoFest. Si suppone che per i curatori i portfolio revew sono un’occasione di loro interesse, di poter svolgere il proprio lavoro, siccome cosi’ possono scoprire nuovi artisti. Cosi’ non trovo scandaloso che qualche fotografo si sia confuso e ti abbia chiesto l’opinione sul proprio lavoro non pensando che si debba pagare.

    La situazione non e’ affatto bella ne’ promettente in quanto riguarda l’arte e il finanziamento artistico. Pero’ incolpare i fotografi perche’ pensano che possono ricevere un’opinione gratis non e’ il caso, secondo me. Sono loro stessi vittimi dei processi che hanno luogo attualmente e direi i piu’ vulnerabili. Tutti i fotografi che conosco hanno un lavoro aparte – insegnano, lavorano a Starbucks, in qualche agenzia di graphic design quelli fortunati – e non contano sulle vendite delle proprie stampe fotografiche come reddito. Per cui l’arte lo fanno nel loro “tempo libero”, quindi tecnicamente e’ un hobby. Il problema e’ proprio questo – quando l’arte diventa soprattutto un hobby e cosi’ specialmente nel campo della fotografia ho visto tanti amatori con professioni altrimenti ben pagate che ottengono opportunita’ e fanno mostre solo perche’ hanno potuto pagare a una vanity gallery. Agli artisti si consiglia di stare lontani dalle vanity galleries, ma il pubblico le sa distinguere? Non ne sono sicura.

    Stiamo parlando di fotografia d’arte, non quella commerciale.

    Direi, per evitare di ricevere messaggi non desiderati con richieste di opinioni la soluzione e’ di pubblicarlo sul blog nella sezione “about”, cosi’ si eviteranno fraintendimenti.

    • Premetto che trovo il tuo incipit piuttosto presuntuoso.
      Ognuno è libero di esercitare una professione gratuitamente, se vuole. D’altronde ci sono anche persone che gaudagnano davvero tanto o sono ricche di famiglia, quindi possono permettersi di farlo. Qui si sta parlando di tutt’altro: di persone che chiedono ad altre persone di offrire un servizio gratuitamente, cosa che io trovo fuori dal mondo. E non lo scriverei mai sul mio about: non scrivo cose ovvie.
      Riguardo le “vanity galleries”: non chiamerei così qualunque spazio espositivo chieda un contributo a chi vuole esporre, perchè tra tanti “affittamuri”, c’è pure chi ci mette passione e professionalità, però, non essendo nato nella cerchie delle “conoscenze bene” in qualche modo deve pagare le bollette.

  8. Chiunque e’ libero di esercitare senza essere pagato, naturalmente, pero’ quando una practica e’ la maggioranza dej casi, diventa la norma presunta. Comunque, non vuol dire che i curatori americani (e quelli europei che partecipano, perche’ al FotoFest e Photolucida sono predominantemente di stampo internationale) non siano pagati per nessun servizio. Sono pagati per altre attivita’, anche se non per portfolio review.

    D’altra parte le gallerie non richiedono una tassa per organizzare una mostra – solo percentuale delle opere vendute. Quelle che richiedono tasse sono considerate le vanity. Cosi’ e’ almeno la pratica negli Stati Uniti.

    Mi scuso se il mio commento suona presuntuoso. Non e’ stata la mia intenzione, probabilmente e’ suonato cosi’ perche’ l’italiano e’ una lingua straniera per me. Volevo solo offrire una prospettiva di oltreoceano. Mi scuso ancora.

    • Forse sarà la maggioranza dei casi per quei particolari Festival e concordo sul fatto che alcune attività possano essere fatte per passione; la cosa secondo me fondamentale è che non vengano richieste, ma siano scelte liberamente.

      In tal caso, hai un ottimo italiano 😉

  9. Me culpa… una volta ho chiesto una cosa quasi simile a un amico professionista… poi mi sono vergognato come un cane. Se io avessi un millesimo delle sue capacità mi sentirei molto orgoglioso. Giusto che il lavoro venga retribuito, specialmente quello intellettuale, che nella percezione comune, visto che non si fatica fisicamente, sembra essere poco considerato.

  10. True Story (cit.)

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