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Dariusz Klimczak: alla fine sono un free lance

28 dicembre 2013
D. Klimczak, "Timer", 2011

D. Klimczak, “Timer”, 2011

Che un mio punto debole sia la fotografia “surreale”, si era capito dai tempi dell’articolo su Chema Madoz. Ma Dariusz Klimczak in più si gioca la carta del colore e quando ho scoperto questa sua intervista, ho deciso che dovevo parlarne qui.

That my weak point is the “surreal” picture, it was clear from the time of Chema Madoz article. But Dariusz Klimczak plays his ace card using colors and when I found this interview with him, I decided that I needed to talk about it here.

Fotografo, giornalista e pittore polacco, ha dichiarato di aver sempre giocato con i fotomontaggi perchè la foto “classica” lo annoia. Forse è proprio la realtà ad annoiarlo e d’altronde chi non vorrebbe vivere almeno un giorno in un contesto del tutto nuovo, diverso, imprevedibile e sconosciuto? Guardando queste immagini, mi sembra di essere davanti alla scena di un libro non ben identificato e che magari non è neppure stato scritto, ma che potrebbe piacermi.

Photographer, journalist and Polish painter, he said he had always played with the photo montages because the “classical” photography bores him. Maybe it’s just the reality to bore and besides who would not want to live at least one day in a totally new, different, unpredictable and unknown contest? Looking at these pictures, I seem to be in a scene of a book not well identified and maybe not even been written, but I might like.

Dariusz Klimczak2

D. Klimczak, “Parking”, 2012

D. Klimczak, "The Nests", 2013

D. Klimczak, “The Nests”, 2013

Pare di sfogliare fotografie rubate dal mondo di Alice o da quello del mago di Oz oppure direttamente dal cervello di Tim Burton: così nitide, precise, paradossalmente iperreali.
Quale miglior augurio si può fare per il nuovo anno se non di trovare attimi di surrealismo in mezzo a ciò che è fin troppo reale?

It seems to leaf through photos stolen from the world of Alice or the Wizard of Oz or directly from the brain of Tim Burton: they’re so sharp, precise, paradoxically hyperreal.
What better wish I can do for the new year if not finding moments of surrealism in the midst of what is even too real?

D. Klimczak, "Big Blue", 2012

D. Klimczak, “Big Blue”, 2012

D. Klimczak, "Journey II", 2012

D. Klimczak, “Journey II”, 2012

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From → Penso

7 commenti
  1. Che belle opere, davvero bravo . Ciao Anna, buona serata 🙂

  2. Belle, ma soprattutto interessanti. A me piace molto la prima, “Timer” che trovo Bergmaniana (si scriverà così?) e “BigBlue” che invece mi fa pensare a Magritte. Peccato che il suo blog sia un po’ difficile da leggere!
    robert

  3. Grazie per i vostri commenti.
    I riferimenti sono innumerevoli.
    La prima l’ho scelta come apertura anche per l’avvicinarsi di una celebrata mezzanotte 🙂

  4. Solitamente questo tipo di fotografia ha poco presa su di me, ma devo ammettere che le sue opere sono veramente ben fatte, ricche di significati.
    E brava Anna!

  5. Bellobellobello. Grazie. Lui è un genio.

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  1. Ho bisogno di bellezza | Serbatoio di pensieri occasionali

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