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Just say no

8 gennaio 2014

Dovrei iniziare l’anno con un post più positivo, forse, ma oggi non mi va.
Fare questo “lavoro”, occuparsi di fotografia e arte contemporanea, vuol dire osservare contemporaneamente un sacco di realtà diverse e questo spesso è bellissimo, divertente, interessante, ecc. ma a volte… No!

Maybe I should start the year with a more positive post, but today I don’t feel like that.
Doing this “work”, dealing with photography and contemporary art, it means watching a lot of different situations together, and often this is nice, fun, interesting, and so on. but sometimes… No!

No perchè quello che vedo, quello che leggo, quello che respiro da alcuni mesi si può riassumere con una parola: polemica.
Soprattutto nei siti, blog, gruppi italiani si parla – male – di tutto. Chiude Forma? “Bhe se lo meritavano!”; X pubblica il libro di Z? “Autoreferenziali”; inaugura la mostra di Y? “Che schifo, all’estero non l’avrebbero mai fatta!”. Poi succede che Pinko Pallino pubblica una foto orrenda e qualcuno osa dirlo e… non sia mai! Lesa maestà! Che diritto si ha di dire qualcosa di minimamente negativo su quella fotografia! (mentre se è in positivo, se ne ha pieno diritto). C’è una tendenza da una parte a demolire, dall’altra a glorificare che definire “stucchevole” è un semplice eufemismo.
La mia impressione è che nell’era di Internet si stia perdendo il diritto di passare avanti e non curarsi delle banalità. Il  non avere un’opinione è equiparato alla superficialità o a un becero snobismo, poi però ci si lamenta che tutti si credano fotografi/artisti! Battibecchi poi totalmente sterili, destinate a finire nel dimenticatoio, dove ognuno difende una posizione non ben definita e risponde agli altri con un crescendo di insulti e luoghi comuni. La polemica è probabilmente una delle migliori forme di marketing, ma io sono stanca, grazie, basta così.
Forse il mio post è comprensibile solo da chi intuisce ciò a cui mi riferisco o forse no, in ogni caso: no complaints, please.
Per il mio proposito del 2014 vedere immagine sopra.

No, because what I see, what I read, what I breath from months can be summed up with one word: controversy.
Especially in Italian websites, blogs, groups people speak ill of everything. Is Forma closing down? “Well they deserved it!”; X publishes the book of Z? “Self-referential” The exhibition of Y is going to open? “That sucks, abroad they would never have done!”. Then Joe Bloggs publishes a horrible photo and someone dares to say it’s horrible and… God forbid! Lese majesty! What right do you have to say something negative about that photograph?! (in case of a positive judgment, you have the full right). There is a tendency to demolish, on the one hand and to glorify, on the other one, that we could define “cloying” as just an euphemism.
My impression is that in the Internet age we are losing the right to move forward and not caring about the banality. Not having an opinion is equated with superficiality or vulgar snobbery, but then we complain that a lot of people believe to be photographers/artists! Squabbles totally sterile, intended to end up in oblivion, where everyone represent a position not well defined and retorts to the other ones with a climax of insults and clichés. The controversy is probably one of the best forms of marketing, but I’m tired, thanks, that’s enough.
Maybe my post is understandable only by those who realizes what I’m referring to, or maybe not, in any case: no complaints, please.
For my purposes in 2014, see the picture above.

 

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From → Penso - Think

16 commenti
  1. Credo che quanto dici sia molto vero in generale. Sono sicuro che ti stai riferendo a qualcosa di specifico, che io non colgo non essendo dell’ambiente, ma ti posso confermare che molto di quanto affermi è assolutamente generalizzato. Sono reduce da un polemicone che avrei fatto meglio a) a non iniziare, e b) a non continuare. Che è il mio proponimento per l’anno corrente. Mind my own fucking business, and don’t care/don’t look at/ignore smartasses and fucking morons. Ecco. 😉

  2. carlo corradi permalink

    e meno male che non sei cattiva solo con me !
    😉

  3. fango permalink

    comprensibilissimo.

  4. O cavolo, colpisci un punto molto particolare nel mio percorso. Io lavoro nel settore video. Da un anno sono ferma. Ho avuto bisogno di pensare.

    E’ così pieno di mediocrità. Tutti sanno tutto. Tutti fanno arte. Eppure a me sembra soltanto di assistere al livellamento dello sguardo, delle capacità, del pensiero, dell’estetica e del gusto. A questo, non ci penso due volte, dico no.

    • Quello che mi colpisce è l’impossibilità di dialogo: o è “meraviglioso, poetico, sublime” oppure “orribile, scontato, volgare”. L’aggettivo “migliorabile” sembra scomparso… o una bestemmia, a seconda.

      • Sai cosa?! Il livello delle idee è sempre più sottile. La gente neanche sa di poter migliore. Neanche sa di averne di strada da fare prima di chiamarsi “artista”. Neanche sa di dover avere delle idee.

  5. Quello polemico è diventato un atteggiamento molto comune, non solo nel web o in ambienti relativi a fotografia, immagine, arte. Manca la capacità di dialogare, di confrontarsi, di accettare punti di vista differenti. Tutte capacità necessarie per mettersi in gioco e crescere nel proprio percorso creativo, di qualsiasi tipo esso sia. E allora via al livellamento, il sufficiente diventa “bello mi piace” e il mediocre diventa “eccezionale”.
    Che peccato!
    robert

    • Esatto! Poi da una parte si è “tranchant” su alcuni temi quanto dall’altra si è giustificazionisti. Come scrivevo nel post: se chiude uno spazio, iniziativa, giornale si è pronti a saltare sul carro del “L’avevo detto che non funzionava”, poi su una foto oggettivamente banale neppure De Biasi sembrerebbe in grado di giudicarla!

  6. Touché!
    Ed un Felice Anno Nuovo a te. Si. : )

  7. Pablo permalink

    A me pare che sempre più manchi l’umiltà, il dubbio, l’attesa, la comprensione, il silenzio. Che forse intorno all’arte si usano troppe parole e spesso a sproposito o addirittura inutili. Mi sembra che nessuno riesca ad uscire da una mostra portando con se qualcosa dentro da elaborare con calma. Una riflessione. Un arricchimento.
    Pablo

    • Anche questo è vero, però è pur vero che alcune persone non riuscirebbero a trarre un’idea da nulla, per quanti stimoli gli vengano forniti.

  8. Anna mi trovo perfettamente d’accordo con te, I social network hanno purtroppo permesso di usare l’ignoranza e la cafonaggine come motivo di vanto e orgoglio….vedi le maree di complottisti, depositari di “verità scomode”, artisti falliti che con Istangram sono diventati una specie di “Warhol dè noatri” ….ma se tanto mi da tanto, la cosa imploderà su stessa in tempi brevi.

    Per il resto, ti auguro un bel 2014 pieno di soddisfazioni

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  1. Anna Mola: just say no | the quiet photographer

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