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Will we forget her?

15 maggio 2014
C. Lepage, from series "You will forget me"

C. Lepage, from series “You will forget me”

Sono onesta, non conoscevo Camille Lepage, fino a ieri. Finché non ho saputo della sua morte, a soli 26 anni, uccisa in uno scontro armato in Repubblica Centrafricana.

I’m honest, I didn’t know Camille Lepage, until yesterday. Until I heard about his death, at the age of 26, killed in an armed conflict in the Central African Republic.

C. Lepage, from series "You will forget me"

C. Lepage, from series “You will forget me”

Giornalista e fotografa, si era trasferita in Sudan nel 2012, per seguire un conflitto: quello tra governo e ribelli, difficile da descrivere anche perchè poco “appetibile” per il pubblico occidentale.
Fa impressione visitare il suo sito e vedere le serie “on going”, soprattutto “You will forget me”, di cui mostro alcune immagini in questo post e che racconta la vita del popolo Nuba, in sud Sudan, dissestata dagli scontri con il governo islamico, insediatosi nel 2011.

Journalist and photographer, she moved to Sudan in 2012, in order to follow a conflict between the government and rebels, hard to describe also because considered little “attractive” for the Western audience.
It is impressive to visit her website and see the “on-going” series, especially “You will forget me”, from which I show some pictures in this post and which tell about the life of Nuba people in Southern Sudan, disrupted by the clashes with Islamic government, installed in 2011.

C. Lepage, from series "You will forget me"

C. Lepage, from series “You will forget me”

Non sono foto urlate quelle della Lepage, ma delicate. Sono le foto di qualcuno che ha vissuto i posti che racconta e si è messo a pensare per immagini. Le foto di chi è sconvolto da ciò che vede, quasi quanto chi subisce quella violenza da anni, se non dalla nascita. Ma anche le foto di chi tiene la bocca e gli occhi aperti e continua a riportare i fatti ai lontani, agli altri, senza giudizio, con la maggiore obiettività possibile.
Ma alla fine Camille ha incontrato qualcuno che gli occhi glieli ha chiusi per sempre. La sua “colpa” era trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato con l’intento di far sapere al mondo cosa succedeva – di terribile – in quel punto così trascurato e ora l’unica cosa che possiamo fare noi è tenere gli occhi spalancati e NON dimenticare.

They aren’t “shouted” photos by Lepage, but delicate. They are pictures of someone who has lived the places he tells and had begun to think through images. The pictures of someone who are upset by what he’s seeing, almost as much as those who suffer the violence for years, if not from the birth. But the pictures also of someone who keeps open mouth and eyes and continues to report the facts to the distant, to others, without judgment, more impartial as possible.
But finally Camille met someone that closed her eyes forever. Her “fault” was to be in the wrong place at the wrong time with the intent to let the world know what was happening – terrible – into a so neglected point of the world and now the only thing we can do is keep your eyes spread and DON’T forget.

C. Lepage, from series "You will forget me"

C. Lepage, from series “You will forget me”

C. Lepage, from series "You will forget me"

C. Lepage, from series “You will forget me”

C. Lepage, from series "You will forget me"

C. Lepage, from series “You will forget me”

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From → Penso

12 commenti
  1. Purtroppo verrà dimenticata, come dimenticate sono queste guerre fratricide che da decenni insanguinano l’Africa.

  2. Vabbè se vogliamo proprio soffrire per qualcuno che non conoscevamo e che dopo la sua uccisione ne abbiamo aprezzato la maestria sublime
    http://www.anjaniedringhaus.com/
    almeno saremo in due a interrogarci… e a dire.Ma porca troia con tutte le teste di c@§§o che ci sono al mondo…

  3. Ora: tristezza e rabbia. Studierò i due siti lincati.
    robert

    • C’è una frase nel sito di Camille, nella presentazione del lavoro sui Nuba che mi ha colpito: quella dove menziona la loro lotta per la sopravvivenza, sia essa per cercare cibo o prendere le armi per sopravvivere.
      robert

      • Già, quella frase ha colpito anche me: le armi diventano un mezzo di sopravvivenza, allo stesso modo del cibo… Ci sembra di essere i più svantaggiati, per la crisi, ma è incomparabile rispetto al dolore di altri…

  4. Rispetto, perchè quando scegli quel mestiere per raccontare la Storia e le Storie di questo Mondo, hai il massimo rispetto.
    Dolore, per i tuoi cari e le persone con cui hai lavorato e condiviso la tua esistenza e la tua passione.
    Ricordo, perchè è giusto ricordare chi cade facendo quello che ama.

    Adieu Camille

  5. Nel approfondire la ricerca su questa fotografa, brava e sfortunata ho trovato questo articolo sul NYT che mi sembra interessante. E mi chiedo, la stampa nostra ne ha parlato?
    robert
    http://lens.blogs.nytimes.com/2014/05/13/bearing-witness-losing-her-life/?_php=true&_type=blogs&_r=0

    • Ciao Robert, non credo, ma trattandosi dell’esperienza professionale diretta dell’autore di Lens non mi sembra così strano che non sia stata riportata…

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  1. Non avrei voluto… | Anna Mola

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