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La solitudine degli uomini primi

22 ottobre 2014
K. Rebesco, from series "Light in the windy city"

K. Rebesco, from series “Light in the windy city”

Di solito non pubblico un intero progetto, ma la serie Light in the windy city di Kaitlin Rebesco (fotografa newyorchese) mi ha letteralmente folgorato e l’ho riguardata una decina di volte, decidendo subito dopo di scriverci un post.

Usually I don’t public a whole project, but I was literally stunned by the series Light in the windy city by Kaitlin Rebesco (photographer based in New York) that I regarded it a dozen times and soon after I decided to write a post about it.

K. Rebesco, from series "Light in the windy city"

K. Rebesco, from series “Light in the windy city”

K. Rebesco, from series "Light in the windy city"

K. Rebesco, from series “Light in the windy city”

Il vento ha spazzato via le persone, lasciando un vuoto inquietante intervallato da enormi grattacieli. Gli ultimi sopravvissuti si aggirano ignari per le strade, inondati di luce da spotlight che però li colpisce solo di lato. Probabilmente tra poco si accorgeranno della totale assenza dei loro simili; gli stessi simili che – troppo spesso – abbiamo ignorato, pensando di essere unici al mondo.

The wind has blown people away, leaving an unsettling empty space broken by huge skyscrapers. Last survivors roam unaware to the streets, illuminated by spotlights that hit them only from one side. Probably soon they’ll notice the total absence of their similar ones; exactly the similar ones that – too often – we ignored, thinking to be unique in the world.

K. Rebesco, from series "Light in the windy city"

K. Rebesco, from series “Light in the windy city”

K. Rebesco, from series "Light in the windy city"

K. Rebesco, from series “Light in the windy city”

K. Rebesco, from series "Light in the windy city"

K. Rebesco, from series “Light in the windy city”

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From → Penso

4 commenti
  1. indiscutibilmente meravigliosa. soprattutto perchè sviluppa al massimo una riflessione sulla luce come mezzo primo della fotografia.

  2. Un lavoro affascinante, il solo spicchio di luce che illumina la presenza umana riesce a rendere l’idea di una solitudine pervadente.
    In modo molto semplice ed essenziale.
    Questa luce laterale sui passanti crea un rapporto interessante con l’omino col soprabito evocato da Geoff Dyer. Una presenza di spalle e dalle fattezze sconosciute che spesso troviamo in altre fotografie.
    C’è da ragionarci

    • È interessante anche che tu non abbia mai usato la parola “uomo”. In effetti sono più presenze, simboli del genere umano che “individui”

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