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Quality vs Quantity

11 ottobre 2015
A. Gursky, "99 cents", 1999

                                                 A. Gursky, “99 cents”, 1999

Se chiediamo a chiunque cosa preferisce tra qualità e quantità, quasi sicuramente sceglierà la prima.
In tutti gli ambiti: meglio pochi abiti di qualità piuttosto che tanti da mercato. Meglio un buon pasto sano che tante schifezze che saziano ma non nutrono. Meglio dei mobili selezionati, indispensabili e duraturi rispetto a un insieme di pezzi di arredo di moda ma destinati a sgangherarsi in pochi mesi. E così via.
Stavo pensando però, che nell’ultimo periodo, di fatto le cose stanno diversamente: le catene di capi low cost proliferano, ognuno di noi ha in casa qualcosa di Ikea ed è più probabile che abbia cenato in un fast food che in un ristorante stellato.
Lo stesso ragionamento si può fare nel mondo artistico/fotografico: ogni giorno vengono caricate centinaia di migliaia di immagini su siti come Flickr, 500Px e altri (interessante, in questo senso, l’esperimento fatto da Erik Kessels), per non parlare della condivisione selvaggia su Instagram e i social. Ci sono mostre, manifestazioni, festival e biennali praticamente in ogni città e continuano a nascere spazi espositivi. Non dico, ovviamente, che tutti gli eventi siano di scarsa qualità, ma se consideriamo vera la proporzionalità inversa tra qualità e quantità, alla crescita di tutti questi elementi, non corrisponderà a un rischio per il mantenimento della qualità? E se è così, perchè allora queste situazioni non accennano a diminuire e, anzi, aumentano il loro seguito?
Forse siamo tutti alla ricerca di quella famosa “via di mezzo”, in cui dovrebbe risiedere la virtù.

If you ask anyone what to prefer between quality and quantity, he almost certainly will choose the first.
In all areas: better few quality clothes rather than many to market. Better a good healthy meal that a lot of junk that satiate but do not nourish. Better selected, indispensable and long-lasting furniture than a trendy set decor destined to crumple in a few months. And so on.
I was thinking, however, that in recent times, things are actually different: low cost brands proliferate, everyone has something at home by Ikea and is more likely that you had dinner at a fast food than at a starry restaurant.
We can do the same reasoning in the world of art/photo: every day are uploaded hundreds of thousands of images on web sites like Flickr, 500px and other (interesting, in this sense, the experiment done by Erik Kessels), not to mention the wild sharing on Instagram and social. There are exhibitions, events, festivals and biennials practically in every town and exhibition spaces keep on rise. I’m not saying, of course, that all events are poor of quality, but if we consider the real inverse relationship between quality and quantity, to the growth of all these elements, does not correspond a risk to maintain the quality? And if so, why do these situations continues unabated and, indeed, increase their following?
Maybe we’re all looking for that famous “middle way”, in which the virtue should reside.

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