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Polveri sottili

4 gennaio 2016
A. Soth, "JAPAN. Tokyo. 2015. A view from Soth’s hotel room. Park Hyatt Hotel is where Lost in Translation was filmed"

A. Soth, “JAPAN. Tokyo. 2015. A view from Soth’s hotel room. Park Hyatt Hotel is where Lost in Translation was filmed”

Le polveri sottili hanno molti sinonimi: pulci nell’orecchio, paranoie, sensi di colpa immotivati, piccole ossessioni. Più che sottili, sono proprio invisibili; hanno la capacità di stratificarsi, mentre l’orizzonte sembra normale; fino a un certo punto, quando avvolgono tutto e diventano l’unica cosa che si può percepire.

The fine dust has many synonyms: flea in the ear, paranoia, unmotivated guilts, small obsessions. More than fine, it is just invisible; it has the ability to stratify, while the horizon seems normal; up to a certain point, when it wrapped around and becomes the only thing that can be felt.

P. Pellegrin, "Hong Kong. China. Feb. 2010"

P. Pellegrin, “Hong Kong. China. Feb. 2010”

Le polveri sottili sono come le finte sante: sembrano innocue come l’aria, non ti accorgi che le stai respirando, finché il loro astio represso ti toglierà il fiato, lasciandoti la sensazione di essere un po’ più vuoto.
Le polveri sottili sono come i giudizi non richiesti: a un certo punto ti ritrovi come Kafka, a doverti difendere in un processo di cui non ri/conosci i capi d’accusa.
Se provi a toccarle, svaniscono; se provi a racchiuderle, scappano, eppure ci sono e se non le combatti, crescono, si gonfiano, distorcono la visuale e – soprattutto – scavano. Scavano nel profondo, negli angoli che non sai neppure di avere, scacciano i pensieri positivi, la creatività, la voglia di andare oltre e rendono tutto un grande, orrendo, uniforme oblio di nebbia.
Le polveri sottili siamo noi quando diventiamo i nostri peggiori nemici. E non posso che augurarci, a inizio anno, di riuscire a scuotercele di dosso.

The fine dust are like the fake holy people: seem harmless like air, you don’t realize that you are breathing, as long as their repressed hatred will take your breath away, leaving you the feeling of being a bit empty.
The fine dust is like the not required judgments: at some point you find yourself like Kafka, having to defend yourself in a process whose you don’t recognize the charges.
If you try to touch, it vanish; if you try to enclose, it run away; but it’s still there and if we do not fight, it grows, swells, distorting the view and – above all – it digs. It digs deep, in the corners that even you don’t know, it casts out positive thoughts, creativity, the desire to go further and it makes anything a big, ugly, unvarying oblivion of fog.
The fine dust is everyone of us, when we become our own worst enemies. And I can only hope, earlier this year, to be able to shake it off.

P. Marlow, "UNITED ARAB EMIRATES, Dubai. The Armani Hotel Dubai. General views of the Burj Kalifa seen from downtown Dubai City. 2010"

P. Marlow, “UNITED ARAB EMIRATES, Dubai. The Armani Hotel Dubai. General views of the Burj Kalifa seen from downtown Dubai City. 2010”

B. Ganz, "Downtown Los Angeles, as seen from the Getty Center", 2004

B. Ganz, “Downtown Los Angeles, as seen from the Getty Center”, 2004

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From → Penso

2 commenti
  1. Un poco impressionante…ma ben scritto e con buone foto a corredo!
    A volte (spesso?) i pericoli maggiori sono quelli che non vediamo…
    robert

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